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Online Journal of Political Philosophy

§ E. Il diritto in senso stretto può essere rappresentato anche come la possibilità di una costrizione reciproca pervasiva in accordo con la libertà di ciascuno secondo leggi universali (232)

Se il diritto è ius quia iustum, il suo dovere ci obbliga anche secondo coscienza: ma se vogliamo considerarlo solo in senso stretto, cioè senza connessione all'etica, dobbiamo mettere fra parentesi la moralità delle intenzioni e guardare solo ai suoi aspetti specifici: l'azione esterna e la costrizione secondo una legge universale della libertà.

Per questo motivo non possiamo rappresentare il diritto inteso in senso stretto come composto da due parti, vale a dire l'obbligazione secondo una legge e la facoltà, per colui che vincola un altro con il suo arbitrio, di costringerlo a eseguirla. Se lo interpretassimo in questi termini, infatti, costruiremmo una gerarchia etica fra soggetti: qualcuno, colui che costringe, sarebbe dotato di una sorta di potestà pedagogica sul costretto, che non è in grado di rendersi conto da sé dell'obbligatorietà della legge.

Il diritto è orientato all'azione e non all'intenzione. Per questo si può rappresentare più correttamente come la connessione della costrizione universale e reciproca con la libertà di ognuno: le azioni sono assicurate tramite obbligazioni di cui gli obbligati devono essere consapevoli. Ma per garantire che siano eseguite, è sufficiente costruire il diritto come costrizione.

Un creditore che esige i soldi che gli spettano da un debitore applica il diritto in senso stretto quando non si preoccupa di convincere la controparte che il pagamento del debito è un obbligo imposto dalla sua stessa ragione, ma pretende semplicemente il denaro dovuto, tramite una coercizione che non insiste sul suo animo, ma esclusivamente sulla sua azione. Per il diritto in senso stretto un debitore non è eticamente colpevole e non è tenuto a cospargersi il capo di cenere deplorando la sua presunta colpa: deve soltanto restituire al suo creditore, se può, il denaro che ha preso in prestito.

Il diritto di Kant - in parole più semplici - non è uno strumento paternalistico o tecnocratico che chi è più evoluto moralmente usa per educare gli altri, ma uno strumento per garantire a tutti un pari spazio di libertà tramite una pari costrizione. La presenza della costrizione universale e pervasiva garantisce per costruzione l'uguaglianza dei soggetti di diritto. La legge giuridica, infatti, dice a tutti: non voglio e non posso operare sulle vostre intenzioni, ma solo sulle vostre azioni. La mia costrizione non serve per convertirvi, ma solo per garantire che un'azione esterna sia fatta od omessa.

Per Kant, il principio E non è propriamente un'integrazione alla definizione, ma la costruzione del concetto di diritto, vale a dire la sua esibizione in una intuizione pura a priori. 56 Il geometra illustra il concetto di triangolo valendosi dello spazio, forma dell'intuizione pura, e costruendo spazialmente la figura geometrica in questione: in questo modo rende possibile usarlo anche nell'esperienza, per esempio per descrivere un'aiuola di forma triangolare. Una costruzione analoga è quella del concetto del diritto come una costrizione perfettamente reciproca sotto leggi universali, in virtù della quale possiamo usare la forma del diritto per discutere delle questioni che incontriamo nell'esperienza.

Chi esercita o si avvantaggia della coercizione è esposto alla tentazione di sentirsi migliore - più nobile, più ricco, più intelligente, più buono - di coloro che costringe, e dunque di immaginarsi autorizzato a costringere senza essere costretto: 57 la costruzione geometrica del diritto è un antidoto che aiuta a resistere a questa tentazione. La geometria euclidea, infatti, lavora con punti privi di dimensione e con linee senza spessore e ne costruisce figure che sono pure forme, senza colore e senza profumo; il diritto analogamente costruito è un sistema di rapporti fra soggetti liberi e uguali, senza nessuna qualità sociale e culturale. Tali rapporti sono paragonabili a linee che collegano agenti puntiformi, uno uguale all'altro: non si può dunque attribuire a chi costringe nessuna proprietà speciale in grado di esimerlo dall'essere costretto, se si trovasse nella medesima situazione.

Approfondimento

Costruzione

Immagine riprodotta, con alcune modifiche, da Attilio Frajese e Lamberto Maccioni (a cura di), Gli Elementi di Euclide, Torino, Utet, 1970, p. 112.

Nella proposizione 22 del primo libro degli Elementi, Euclide propone di costruire un triangolo con tre segmenti uguali a tre segmenti dati, nel rispetto del requisito, dimostrato nella proposizione 21, che la somma di due di questi, comunque presi, sia maggiore del segmento rimanente.

Euclide, come si vede nella figura a fianco, risolve il problema stendendo i tre segmenti a, b, c, la cui lunghezza rispetta il requisito della disuguaglianza triangolare della proposizione 21, lungo la retta DE e costruendo su ciascun estremo H e G del segmento intermedio b due circonferenze secanti aventi raggio rispettivamente a e c, per ottenere un triangolo unendo ciascun estremo del segmento b, tramite ciascun raggio delle circonferenze, al punto K.

Euclide adotta questa procedura - non sarebbe più semplice provare a formare un triangolo con tre listelli di legno di lunghezza appropriata? - perché si propone di costruire una figura triangolare esclusivamente sulla base dei termini, dei postulati e delle nozioni comuni della sua geometria, ossia, come avrebbe detto Kant, a priori e non a posteriori. Non vuole, cioè, scoprire delle forme nell'esperienza: vuole costruire col pensiero uno spazio strutturato esclusivamente secondo le regole di composizione e di dimostrazione di quel sistema ipotetico-deduttivo che è la sua geometria.

"La conoscenza filosofica" - scrive Kant nella Critica della ragion pura - "è conoscenza razionale per concetti. La conoscenza matematica è conoscenza razionale per costruzione di concetti". Quest'ultima opera rappresentando l'intuizione, ma a priori. In altre parole, quando costruisco, per esempio, un triangolo, produco qualcosa che ha la struttura spaziale della conoscenza immediata, ma la cui forma è costruita nel pensiero e non è oggetto d'esperienza.

La costruzione di concetti si applica anche al diritto perché i punti delle cui relazioni esso si occupa - vale a dire gli esseri umani - possono essere pensati come soggetti di diritto solo postulandone la libertà: per questo definire giuridicamente i loro rapporti esterni è paragonabile a risolvere un problema di geometria. Agenti giuridici e termini geometrici, infatti, si collocano in uno spazio indipendente dall'esperienza perché strutturato secondo forme che sono pensate e non ritrovate nei sensi. E proprio come una dimostrazione di un teorema può aver luogo solo entro il sistema della geometria, così la deduzione di un diritto può aver luogo solo entro un sistema giuridico. In altre parole, i diritti - proprio come i punti, le rette e i piani di Euclide - non si trovano per strada, ma sono costruzioni della nostra mente concepite per ordinare e ridurre sotto modelli oggetti d'esperienza i quali, di per sé, sono infinitamente più complessi e sfuggenti.



[ 56 ] Si veda Critica della ragion pura, AK III, 469.

[ 57 ] Una poesia di Benjamin Franklin (Poor Richard, Courts, 1743), tradotta in italiano qui, offre un'efficace rappresentazione satirica di questa tentazione.

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Immanuel Kant, La metafisica dei costumi by Maria Chiara Pievatolo is licensed under a Creative Commons Attribution-ShareAlike 4.0 International License.
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