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Online Journal of Political Philosophy

III. Partizione di una metafisica dei costumi (218-221) 27

Componenti della legislazione

Kant considera la legislazione nel senso più ampio possibile, includendovi:

  1. rispetto all'oggetto sia le norme che prescrivono azioni esterne, sia quelle che prescrivono azioni interne;

  2. rispetto al soggetto che compie la prescrizione, sia le norme prescritte a priori dalla ragione, sia quelle prescritte dall'arbitrio di un altro (che possono avere a oggetto solo azioni esterne).

La legislazione così considerata è da lui distinta in due componenti:

  1. la legge che trasforma l'azione da compiere in dovere, rappresentandola come oggettivamente necessaria;

  2. il movente (Treibfeder) che collega soggettivamente la determinazione dell'arbitrio a quell'azione. 28

Due legislazioniL'elemento oggettivo della legge comprende quindi, in una prospettiva teoretica, la rappresentazione della doverosità della legge. Questa rappresentazione però contiene una determinazione dell'arbitrio soltanto possibile. Per fare il proprio dovere, cioè per determinare effettivamente il proprio arbitrio a mettere in atto la legge, occorre un elemento soggettivo, il movente che mi spinge ad attuare l'azione o l'omissione prescritta dalla legge. Dal punto di vista pratico, l'elemento soggettivo è decisivo. Senza il movente, la legge rimarrebbe un'eventualità teorica: "Dovrei fare X, lo so: ma chi me lo fa fare?". Per questo Kant usa il criterio del movente per suddividere la legislazione in:

  1. legislazione etica: l'azione è un dovere e il dovere un movente;

  2. legislazione giuridica: l'azione è un dovere, ma l'idea del dovere può non essere un movente.

Nel caso della legislazione etica chi la attua lo fa per compiere il dovere prescrittogli dalla ragione, autonomamente (moralità). Nella legislazione giuridica, invece, interessa soltanto che l'azione venga eseguita (legalità): per questo il movente può essere diverso dall'idea del dovere e l'arbitrio può essere determinato patologicamente 29 tramite le inclinazioni e le avversioni. 30

Doveri interni ed esterni (219-221)

I doveri fondati sulla legislazione giuridica (doveri di diritto) sono esclusivamente esterni e sono assicurati solo dall'aggiunta di moventi esterni, vale a dire dalla minaccia di punizioni in caso di inadempienza. Non possono essere interni perché dipendono da una legislazione che non ha bisogno che l'idea del dovere - l'adesione libera alla legge - sia un movente.

I doveri fondati sulla legislazione etica (doveri di virtù) possono essere sia interni sia esterni: ma dato che il loro movente è l'adesione libera alla legge, non possono essere imposti da una legislazione esterna, neppure se divina. Una divinità che obbligasse alla moralità delle intenzioni con un sistema di ricompense e castighi otterrebbe infatti, non diversamente da un despota umano, solo un'obbedienza esteriore fondata sulla paura o sulla speranza: la libertà nel suo concetto positivo non può essere imposta.

Se per diritto s'intende il diritto secondo ragione, tutti i doveri, in foro interno, rientrano direttamente o indirettamente nell'etica, anche se non tutta la legislazione è contenuta nell'etica. Ne rimane fuori, infatti, la legislazione che fa uso della coercizione per ottenere obbedienza - vale a dire le legislazione giuridica. Una persona onesta mantiene la parola data (pacta sunt servanda) anche se nessuno la costringe: ma, dal punto di vista della legislazione, il dovere di tener fede a un contratto che si è firmato è un dovere di diritto 31 - cioè un dovere che insiste su una azione a cui si potrebbe essere costretti.

Rispettare un contratto anche quando nessuno ci costringe a farlo è un'azione virtuosa, ma il suo adempimento è un dovere di diritto. Se così non fosse, il dovere di osservare i contratti sarebbe un dovere etico come, per esempio, quello della benevolenza - il che metterebbe il contraente inadempiente al riparo da ogni coercizione esterna, perché l'obbligazione dell'etica è soltanto interiore. 32



[ 27 ] Kant usa l'espressione "deduzione" nel suo senso giuridico, di dimostrazione della legittimità della pretesa che si avanza. E annota (218) che dimostrare, in questo senso, la legittimità di una partizione entro un sistema è un compito difficile: bisogna infatti provare sia la completezza della nostra suddivisione, cioè che le parti ricongiunte insieme ricostituiscano l'intero sistema, sia la sua continuità, cioè che fra le varie parti non ci siano salti. Bisogna inoltre essere in grado di indicare quale sia il concetto superiore (oberst) che stiamo suddividendo, diversamente da quanto fanno gli ontologi quando cominciano dalla coppia qualcosa-nulla, senza rendersi conto che hanno suddiviso un concetto superiore, l'oggetto in generale. Nel caso della partizione fra giusto e dell'ingiusto ciò che si sta suddividendo è l'atto del libero arbitrio in generale. Detto più semplicemente: gli atti del libero arbitrio sono suddivisibili in "giusti" e "ingiusti".

[ 28 ] "Movente" è da intendersi nel senso generico di ciò che muove.

[ 29 ] Cioè tramite le passioni o affezioni, e quindi sensibilmente. Il diritto costringe preferibilmente tramite le avversioni e fonda la sua forza coercitiva sulla minaccia di sanzioni.

[ 30 ] Quando io rispetto una norma esclusivamente per timore della punizione, la mia azione è eteronoma, cioè deriva da una legalità non mia, ma altrui.

[ 31 ] Kant considera un obbligo giuridico anche l'adesione al pactum unionis civilis. Se infatti l'adesione fosse un dovere soltanto etico, non usciremmo mai dallo stato di natura, perché il rispetto del diritto rimarrebbe facoltativo.

[ 32 ] Proprio per questo il dovere di benevolenza, anche se comporta delle azioni esterne, non può essere un dovere di diritto: il suo oggetto, infatti, è l'atteggiamento dell'animo che ispira delle azioni esterne benevole. Le medesime azioni, se compiute per un movente diverso dal dovere - per esempio per migliorare la propria reputazione - non meriterebbero di essere chiamate virtuose.

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Immanuel Kant, La metafisica dei costumi by Maria Chiara Pievatolo is licensed under a Creative Commons Attribution-ShareAlike 4.0 International License.
Based on a work at http://btfp.sp.unipi.it/dida/kant_mds