Tetradrakmaton

L'Eutifrone di Platone

Bollettino telematico di filosofia politica
btfp

Un commercio divino (14d-15c)

L'hosion, definito come la scienza del domandare e del donare, dovrebbe insegnare a fare richieste e offerte in modo corretto (14d). Socrate ipotizza che il modo corretto di chiedere agli dei sia domandar loro cose di cui abbiamo bisogno, e il giusto modo di donare agli dei sia dar loro cose di cui essi hanno bisogno. Infatti, ammesso che l'hosion consista nel dare e chiedere in modo tecnicamente competente (technicos), non si agirebbe in conformità alla sua disciplina se si offrissero e si richiedessero cose che non servono alle parti. Eutifrone accetta questa ipotesi, trasformando quindi l'hosion - osserva Socrate - in una specie di arte commerciale (emporiké) (14e).

L'osservazione di Socrate coglie un carattere importante di buona parte della pratica religiosa antica: il suo rapporto di do ut des con la divinità. Preghiere e sacrifici servivano per ottenere dagli dei qualcosa di cui si aveva bisogno.

Da simili scambi, ben difficilmente si possono trarre norme morali che vadano oltre la prudenza commerciale. Il lato umano della transazione si rivolge all'uno o all'altro dio per un qualche bisogno soggettivo e personale e cerca di comprare la benevolenza della controparte. In questo modo, non ci si comporta soggetti morale capaci di produrre una giustificazione del proprio agire valida per sempre e per tutti, ma come agenti economici che perseguono solo il proprio particolarissimo interesse. Con questa impostazione religioso-commerciale diventa difficile comprendere perfino il comportamento di Eutifrone: che bisogno c'è di litigare col proprio padre e con la propria famiglia per portare in giudizio la negligenza consapevole che ha provocato la morte di un omicida?

Inoltre, se di commercio si tratta, anche la controparte divina - osserva Socrate - deve trarne una qualche utilità (15a). Questo, però, significherebbe rappresentare gli dei come soggetti indigenti e dunque ben poco divini. Eutifrone, da uomo religioso, cerca di sottrarsi a una simile conseguenza, affermando che gli dei non ricevono dagli uomini qualcosa di cui hanno propriamente bisogno, ma solo venerazione, onori e gratitudine (15a).

Allora si può concludere, gli risponde Socrate, che l'hosion è ciò che gradito agli dei, ma non è loro utile, in virtù di quanto appena detto, e neppure caro, in virtù della precedente confutazione. "Gradito" e "caro" (philos) sono però sinonimi, che designano quanto è oggetto di un apprezzamento disinteressato. L'hosion dunque, ripete Eutifrone, è ciò che è caro agli dei (15b). Questa, però. è una definizione che era già stata confutata. Siamo tornati al punto di partenza (15c).

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