Tetradrakmaton

L'Eutifrone di Platone

Bollettino telematico di filosofia politica
btfp

L'hosion e il giusto (11b-12d)

Eutifrone, dopo l'ultima confutazione ricevuta, si trova in difficoltà: tutte le definizioni che ha proposto si rifiutano di stare ferme e sembrano andare in giro per conto loro (11b). Per Socrate, le definizioni si comportano come le statue del suo antenato Dedalo, che erano semoventi: 10 non si può però prendere in giro lui per la loro volatilità, perché esse sono opera di Eutifrone e non sua (11c).

La similitudine delle statue di Dedalo ricorre anche nel Menone per rappresentare un sapere non scientifico, cioè razionalmente ingiustificato. Alla luce di questo dialogo, posteriore, l'osservazione scherzosa di Socrate potrebbe essere interpretata così: Eutifrone produce definizioni instabili perché le fa dipendere da opinioni altrui - in questo caso, dalla tradizione mitica della religione greca - che egli non si è mai curato di sottoporre a critica. Crede di comportarsi in modo pio, non sa spiegare perché lo fa.

Sebbene la sua capacità di far muovere anche le opere altrui lo renda un artista migliore di Dedalo (11d), Socrate vorrebbe trovare una definizione stabile. A questo scopo, prova ad aiutare Eutifrone, chiedendogli se tutto ciò che è hosion è anche giusto (11e). Eutifrone risponde affermativamente. Socrate, allora, gli domanda se tutto ciò che è giusto sia anche hosion, o se parte di ciò che è giusto sia hosion e parte no (12a). Per por rimedio all'imbarazzo del suo interlocutore, Socrate gli offre una lezione di tassonomia, mostrandogli in che modo si produce una definizione per genus proximum et differentiam specificam. 11 Paura e vergogna

La lezione di Socrate prende spunto da una citazione del poeta Stasino (Cypria, fr. 20):

Zeus creatore e che tutto generò

non vuoi insultare: perché dove è paura

è anche vergogna (12a-b)

Secondo Socrate il poeta è in errore, perché paura e vergogna non hanno la stessa estensione. Si possono infatti temere la malattia e la povertà senza per questo vergognarsi di essere poveri o malati (12b). Viceversa, è corretto dire che dove c'è vergogna c'è anche paura, perché la vergogna è un tipo di paura. Analogamente, si potrà affermare che dove c'è il dispari ci sarà anche il numero, perché i numeri dispari sono una parte dell'insieme dei numeri, mentre sarebbe scorretto dire che dove c'è il numero c'è anche il dispari, perché esistono anche numeri pari (12c). Quindi: la vergogna è una parte della paura, come i numeri dispari sono una parte dei numeri, e non viceversa. Con un linguaggio più tecnico, la paura rappresenta il genere - il circolo più grande nell'insieme della figura qui sopra - mentre la vergogna, che è la particolare paura che si prova di fronte allo sguardo altrui, all'opinione (doxa) che gli altri potrebbero farsi di noi, è una sua specie, o un suo sottoinsieme. Analogamente, il numero rappresenta il genere, mentre il pari e il dispari sono le sue specie. Giusto e osion

La lezione di Socrate contiene un suggerimento per Eutifrone: se vogliamo definire rigorosamente un termine, occorre in primo luogo andare a cercare se esso può essere ricompreso immediatamente in una categoria più ampia (genus proximum) e in secondo luogo spiegare per quali proprietà caratteristiche (differentia specifica) esso si distingue entro il genere a cui appartiene.

Dopo questa spiegazione, Eutifrone è finalmente in grado di rispondere che l'hosion è una parte o specie del giusto - che la pietà religiosa è una specie particolare di giustizia - come illustrato nel diagramma qui a fianco.

Eutifrone, nella spirito della religione civica, assimilava i doveri dell'uomo pio a quelli del buon cittadino. Socrate, con la sua tassonomia, offre gli strumenti per distinguere fra la religione e la morale in generale. 12



[ 10 ] Socrate si riconosce scherzosamente come membro della famiglia degli scultori perché figlio dello scultore Sofronisco.

[ 11 ] La definizione per genus proximum et differentiam specificam ricorre anche nel Menone, che la illustra con un esempio geometrico.

[ 12 ] La partizione proposta da Socrate continua a sospingere Eutifrone sulla strada di una teologia razionalistica e non volontaristica: se l'hosion è parte del giusto, allora esso è una specie della moralità umana, che viene indagata con il logos, e non l'espressione arbitraria della volontà divina. Questa posizione è già implicita nel servizio alla divinità di cui parla Socrate nell'Apologia: il suo tentativo di confutare l'oracolo di Delfi presuppone, infatti, che le affermazioni della divinità possano essere riconosciute come tali solo se passano attraverso il vaglio dell'indagine razionale.

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Based on a work at http://btfp.sp.unipi.it/dida/eutifrone