Tetradrakmaton

L'Eutifrone di Platone

Bollettino telematico di filosofia politica
btfp

Il dilemma di Eutifrone (10a-11b)

La discussione sulla seconda definizione si è conclusa con una terza definizione: hosion è ciò che è caro a tutti gli dei.

Socrate, però, non è soddisfatto:

L'hosion è caro agli dei perché è hosion, oppure è hosion perché è caro agli dei? (10a)

Il dilemma può essere riformulato così:

  1. l'hosion è caro agli dei perché è hosion, ossia gli dei lo amano perché ha la proprietà di essere hosion, proprietà che precede il loro apprezzamento;

  2. l'hosion è tale perché è caro agli dei, ossia noi possiamo concludere che qualcosa è hosion sulla base della mera circostanza che gli dei lo amino.

Eutifrone non capisce il senso del problema.

Socrate gli offre una lunga spiegazione.

  1. in primo luogo, bisogna aver chiara la differenza fra il fare e il subire un'azione: fra portare ed essere portati, fra condurre ed essere condotti, fra vedere ed essere visti, fra amare ed essere amati (10a);

  2. l'essere portati, condotti, visti, amati è effetto dell'azione di portare, condurre, vedere o amare compiuta da qualcuno (10b);

  3. in generale, se il subire un'azione è effetto dell'azione stessa, allora l'oggetto che subisce l'azione diventa tale perché qualcuno compie quell'azione: una cosa vista è tale perché c'è qualcuno che la vede. Analogamente, una cosa amata è tale solo perché qualcuno la ama (10c). Il fatto che un oggetto subisca un'azione dice ben poco della natura di quell'oggetto. Se c'è una cosa vista, allora c'è qualcuno che la vede: ma che cosa questi stia vedendo non è un'informazione deducibile dal fatto che la cosa è vista.

Ebbene, la tesi che l'hosion è tale semplicemente perché subisce un'azione - qualla di essere amato dagli dei -, non dice nulla su che cosa esso sia. Eutifrone deve ammettere, scegliendo dunque il primo corno del dilemma, che gli dei amano l'hosion perché ha la qualità di essere hosion - qualità, questa, indipendente dall'essere da loro amato (10c).

Essere hosion e dunque caro agli dei è cosa diversa dall'essere semplicemente caro agli dei. Se ci interroghiamo sull'hosion nel primo senso indaghiamo sulle sue qualità intrinseche, che lo definiscono come tale; se ci chiediamo che cosa sia caro agli dei stiamo studiando semplicemente le loro preferenze (11a). Gli dei possono aver caro l'hosion, il nettare, l'ambrosia, il fumo dei sacrifici o qualche eroe omerico particolarmente congeniale: ma i sondaggi sui loro gusti ci raccontano solo dei loro gusti e non definiscono, di per sé, nessuno degli oggetti del loro apprezzamento. 9

Socrate può così concludere, usando un linguaggio tecnico, che la definizione di Eutifrone non dà la sostanza o essenza (ousia) dell'hosion, ma solo un suo accidente (pathos) - qualcosa, cioè, che gli accade ma che non lo definisce. Eutifrone, con la sua definizione, ha risposto alla domanda "che cos'è l'hosion?", come se Socrate gli avesse chiesto "che cosa capita all'hosion?"

Razionalismo e volontarismo

I due corni del dilemma di Eutifrone rappresentano due indirizzi di filosofia morale distinti. Il primo corno, che invita a scoprire ciò che è giusto indipendentemente dalle preferenze empiriche dei soggetti morali di riferimento, apre la strada a un'impostazione razionalista. Per capire che cos'è giusto non dobbiamo fare un sondaggio d'opinione, ma interrogarci sulla possibilità di una giustificazione delle nostre azioni che dipenda esclusivamente dalla nostra capacità di ragionare.

Eutifrone, avendo preso le distanze dagli Ateniesi che lo prendevano in giro, e avendo accettato di insegnare a Socrate che cosa sia l'hosion, ha scelto - senza rendersene pienamente conto - questa prima impostazione. La sua terza definizione è stata confutata perché era implicitamente fondata su una prospettiva volontaristica e, conseguentemente, empiristica: per capire che cosa è giusto dobbiamo semplicemente fare un sondaggio su che cosa vogliono i nostri decisori morali di riferimento e adeguarci ai suoi risultati. Questo indirizzo era quello tipico della morale tradizionale greca, che si basava sulla vergogna e non sulla coscienza, e che Socrate contestava sia sul piano etico, sia su quello politico. Perché il mero fatto che qualcosa sia apprezzato dai decisori morali di riferimento - la gente, gli dei o altri - dovrebbe essere sufficiente a produrre una giustificazione morale? E, ancor prima: su che cosa si fonda l'autorità di quanti assumiamo come decisori morali di riferimento? Perché credere alla gente? Perché credere agli dei?



[ 9 ] Detto più semplicemente: se qualcuno chiedesse che cos'è la pizza Margherita, una risposta del tipo "ciò che è caro ai Napoletani", anche se vera, non sarebbe soddisfacente, perché, pur informandoci sui gusti degli abitanti di Napoli, non ci darebbe la ricetta della specialità in questione.

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L'Eutifrone di Platone by Maria Chiara Pievatolo is licensed under a Creative Commons Attribution-ShareAlike 4.0 International License.
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