Tetradrakmaton

Il Critone di Platone

Bollettino telematico di filosofia politica
btfp

Il contratto con le Leggi (52b-54b)

SOCR. "Diciamo o non diciamo la verità quando affermiamo che tu, di fatto e non a parole [ergo all'ou logo], avevi convenuto di vivere da cittadino [politeuesthai] conformemente a noi?". - Che cosa dobbiamo rispondere a queste parole, o Critone? Non dovremo consentire che le leggi dicono la verità?

CRIT. Necessariamente, o Socrate.

SOCR. "O allora", potrebbero seguitare le leggi, "che altro fai tu se non trasgredire alle convenzioni (sunthekas)) e agli accordi (homologias) che avevi con noi? Né questi patti tu avevi concordato con noi perché forzato da necessità o perché fuorviato da inganno; e neanche perché costretto a risolvere in breve tempo, ma in uno spazio di settanta anni, nei quali saresti stato pur libero di andartene se noi non ti piacevamo e se gli accordi non ti parevano giusti. (52d-e)

Socrate fa dire alle Leggi che il suo impegno nei loro confronti è vincolante perché col suo comportamento ha tacitamente stretto un contratto con loro. Questo patto non è stato estorto con la forza o con l'inganno, ma si può considerare volontario in quanto Socrate avrebbe avuto la possibilità di sottrarvisi, se lo avesse voluto.

La tesi esposta dalle Leggi - è stato detto - può essere interpretata come una formulazione antica del contrattualismo. Rispetto al contrattualismo moderno, però, essa mostra due importanti differenze:

Le leggi,quindi, non sono pensate come un prodotto della volontà degli individui, ma come qualcosa di anteriore alle loro scelte, tanto che Socrate se le rappresenta come delle persone - con le quali è addirittura possibile prendere un impegno. Egli, inoltre, sembra considerare assai più seriamente, nelle questioni pratiche, il suo accordo con le Leggi che l'opinione della maggioranza.

Questo indica che l'impegno di Socrate non è un impegno giuridico e politico nei confronti degli Ateniesi, bensì un impegno etico nei confronti delle Leggi come entità sovrapersonali. 12 Socrate, in altre parole, è d'accordo con le Leggi non perché siano state volute da qualcuno, ma perché ritiene che esse costituiscano un ordinamento legittimo che vale al di là degli arbitri individuali. 13 Di nuovo: se esse non fossero state pubbliche, soggette a revisione e fondate sul consenso, ben difficilmente Socrate avrebbe potuto riternersene vincolato.

Letture consigliate



[ 11 ] Una ipotesi contrattualistica che immagina il contratto come un accordo fra gli individui sulle leggi viene del resto criticata da Platone nel secondo libro della Repubblica

[ 12 ] Nella democrazia ateniese si distingueva fra gli psephismata (decreti) che venivano approvati dall'assemblea e che erano soggetti alla graphe paranomon e i nomoi (leggi) che potevano essere modificati - ma non abrogati - solo con una procedura rafforzata la quale richiedeva una commissione di nomothetai (legislatori), simile per certi aspetti, a una moderna corte costituzionale. I legislatori, selezionati fra i cittadini che avevano fatto il giuramento dei giudici legiferavano con una procedimento giudiziario, ascoltando sia oratori a favore della legge esistente, sia oratori contrari.

Questo modo di procedere fa pensare che anche nella democratica Atene i nomoi non fossero intesi come frutto di una volontà, ma come oggetto di un accertamento.

Sul giuramento dei giudici si veda per esempio la versione riportata da Demostene in Contro Timocrate, 149-151 nonché Edward M. Harris, «The Rule of Law in Athenian Democracy Reflections on the Judicial Oath», Dike, 9, 2006.

[ 13 ] Nel Menone Platone rappresenterà la natura sovrapersonale degli oggetti di conoscenza con la dottrina dell'anamnesis.

Creative Commons License

Il Critone di Platone by Maria Chiara Pievatolo is licensed under a Creative Commons Attribution-ShareAlike 4.0 International License.
Based on a work at http://btfp.sp.unipi.it/dida/critone