Tetradrakmaton

Il Critone di Platone

Bollettino telematico di filosofia politica
btfp

Il dialogo con le Leggi (50a-50c)

Socrate affronta la questione che aveva appena formulato traducendola in termini meno astratti e più personali: «Se andiamo vado via da questo carcere contro il volere della città, facciamo del male a qualcuno, e precisamente a chi meno si dovrebbe, o no?» (50a). E a questa domanda risponde mettendo in scena una personificazione, con la quale prosegue la discussione: i nomoi e to koinon tes poleos.

In greco nomos indica la norma sia come legislazione positiva, sia come usanza o consuetudine. Le "leggi" di una città antica comprendono sia le norme di produzione positiva, sia il loro substrato etico e culturale, e cioè le leggi non scritte menzionate dal logos epitaphios; il koinon è la comunità della polis, intesa come res publica. Socrate, in altre parole, immagina di avere come interlocutrice la costituzione materiale della sua città, intesa in un senso molto lato. E' significativo che l'argomento delle Leggi non sia presentato in prima persona da lui: non ci stiamo infatti chiedendo se obbedire a norme che possiamo far nostre, ma in che misura rispettare norme che sono date al di fuori di noi e che possiamo non condividere. 7

I Nomoi, se potessero parlare, gli direbbero che se i privati (idiotai) rendessero le sentenze prive di autorità (akuroi) e le distruggessero, l'ìnterà città verrebbe sovvertita. (50b)

Una res publica, essendo un ordinamento pubblico di norme condivise, può sopravvivere solo nella misura in cui queste norme sono rispettate ed applicate. Se i singoli adottassero come massima di seguire solo le leggi e le sentenze che fanno loro comodo, la polis, come res publica, cesserebbe di esistere. Una res publica a differenza di un regime tirannico, non può fondarsi esclusivamente sulla forza, bensì su un corpus di norme condiviso, a cui i cittadini riconoscono autorità.

A questa argomentazione Socrate potrebbe però opporre una obiezione: «la polis commise ingiustizia contro di me e non giudicò correttamente» (50c). In questo secondo caso, la contestazione non coinvolge affatto l'autorità delle leggi, bensì la riconosce, affermando semplicemente che esse sono state applicate in modo errato. Le resistenza, pertanto, non avrebbe ad oggetto l'ordinamento della città in quanto tale, bensì solo una sua attuazione particolare.

Occorre dunque stabilire se è coerente pensare a un diritto di resistenza che non si applichi alle leggi nella loro generalità, ma soltanto a una loro particolare interpretazione.



[ 7 ] Come notato da più parti (A. Saxonhouse, Free Speech and Democracy in Ancient Athens, Cambridge, Cambridge University Press, p. 5), la personificazione delle Leggi e il loro argomento non sono costruiti per Socrate, che riconosce solo l'autorità del logos, bensì per Critone, la cui morale si fonda sul giudizio altrui.

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Il Critone di Platone by Maria Chiara Pievatolo is licensed under a Creative Commons Attribution-ShareAlike 4.0 International License.
Based on a work at http://btfp.sp.unipi.it/dida/critone