Tetradrakmaton

Il Critone di Platone

Bollettino telematico di filosofia politica
btfp

La formulazione del problema (48c-49e)

Stando così le cose, Socrate riformula il problema così: è giusto cercare di uscire dal carcere senza essere stato autorizzato dagli Ateniesi?

Questa riformulazione chiarisce che il giusto di cui parla Socrate non si identifica né con l'opinione della maggioranza, né con l'utile individuale. Non si identifica con l'opinione della moltitudine - di quella moltitudine che senza intelletto (nous) condanna facilmente a morte e con la stessa facilità farebbe resuscitare i giustiziati, se ne fosse capace (48c) - perché essa non offre una sufficiente e stabile garanzia di verità. Non si identifica con l'utile individuale, perché una giustizia sufficientemente fondata può legittimamente richiedere al singolo perfino il sacrificio della sua propria vita. La giustizia può essere tale - può cioè essere al sicuro dall'arbitrio - solo se la sua misura è universale e necessaria e non relativa e contingente. Per questo, secondo Socrate, bisogna sempre asternersi dal compiere ingiustizia. (49b-c)

Il giusto fondato sul logos deve essere - a differenza degli umori della moltitudine - valido per tutti i tempi e per tutti i luoghi. Per questo deve valere anche nei confronti di chi ha commesso ingiustizia contro di noi.

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Based on a work at http://btfp.sp.unipi.it/dida/critone