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L'architettonica della ragion pura di Kant

Bollettino telematico di filosofia politica
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Il concetto cosmopolitico 13 di filosofia

Fino a quel punto il concetto di filosofia non è che un concetto scolastico, cioè il concetto di un sistema della conoscenza, che è cercata solo come scienza, facendo astrazione da qualsiasi scopo che non sia quello dell’unità sistematica del sapere, e quindi della perfezione logica della conoscenza. Ma c’è anche un concetto cosmopolitico (conceptus cosmicus), che si è sempre trovato alla base di questo nome soprattutto quando lo si è in un [A 839|B 867] certo senso personificato e raffigurato come un modello nell’ideale del filosofo. Sotto questo punto di vista, la filosofia è la scienza della relazione di ogni conoscenza ai fini essenziali della ragione umana (teleologia rationis humanae), e il filosofo non è un artista della ragione, ma il legislatore della ragione umana. In questo significato, sarebbe molto presuntuoso appellare sé stessi filosofi, e pretendere di aver eguagliato il modello, che sta solo nell’idea.

In questo paragrafo e nei due successivi, Kant introduce un ulteriore concetto di filosofia, il suo Weltbegriff. In tale riguardo, la filosofia esula dall'ambito della ragion pura per comprenderla e, pure, abbracciare un contesto più ampio, che “riguarda ciò che interessa necessariamente ciascuno[A 840|B 868]. Tale concetto ha una valenza pratica, oltre che teoretica: il suo modello è l'ideale del filosofo come legislatore della ragione umana, e in questa accezione la filosofia si configura come modo di vita, che “riferisce ogni cosa alla sapienza, ma passando per la via della scienza[A 850|B 878]. La perfezione logica è uno scopo, pur essenziale, accidentale; essa non può essere confusa con lo scopo finale, “l’intera destinazione dell’uomo”, e in ciò consiste il primato della morale sulla natura: l'uomo è l'architetto che può costruire una casa a misura della sua esistenza e viverci bene.

Nella Disciplina, Kant costruisce una duplice analogia, tra la terra e la sfera, e tra questa e la ragione. Se ritenessimo che la superficie terrestre fosse un piatto, ci troveremmo in un piano di cui potremmo sapere soltanto che ci è possibile muoverci al suo interno in ogni direzione e all’infinito, fino a prova contraria. Infatti, in qualunque punto del pianeta ci trovassimo, l’esperienza ci direbbe che potremmo spostarci indefinitamente, e la nostra conoscenza della superficie sarebbe comunque sempre soltanto a posteriori. Viceversa, sapendo che la terra è una sfera possiamo conoscerne, in base a princìpi a priori, i confini [B 787|A 759]. La proprietà geometrica cui Kant fa riferimento è il fatto che la sfera è una superficie infinita ma limitata 14 , e su tale proprietà stabilisce un’analogia con la ragione: “la nostra ragione non è, per così dire, un piano di estensione indeterminabile, i cui confini siano conosciuti soltanto in generale, ma deve piuttosto paragonarsi a una sfera, il cui raggio è determinabile a partire dalla curvatura della sua superficie …, sicché si può stabilire con sicurezza anche il volume e la delimitazione della sfera stessa” [B 790|A 762]. La ragione è limitata, vale a dire che il raggio della sua comprensione ha precisi confini, e tuttavia è paragonabile ad una superficie infinita e collegata architettonicamente in un insieme sistematico, proprio come il mondo in cui viviamo 15 .

Dal punto di vista del metodo, la conoscenza è scientifica se e solo se è architettonica, cioè sistematica in base a un'idea e all'unità del suo scopo e fondata su princìpi che scaturiscono dalla ragione. In quanto tale essa è condivisa dalla comunità umana, ed appartiene a tutti. La filosofia (metafisica) deve rispondere alla necessità di un sapere “consistente”, cioè fondato, valido e coerente; in quanto “compimento di ogni cultura della ragione umana”, essa ha inoltre un'ulteriore funzione: nonostante nel suo uso speculativo sia più utile a tenere lontani gli errori che ad accrescere la conoscenza, il suo ruolo positivo è garantire “il buon andamento della repubblica scientifica (wissenschaftlisches gemeines Wesen)”, e impedire così che i suoi “lavori coraggiosi e fruttuosi si allontanino dallo scopo fondamentale, della felicità universale 16 .

La metafisica ha un significato non solo euristico, ma anche e soprattutto morale; e nel passaggio finale dell'Architettonica, l'esistenza di un sapere scientifico collettivamente condiviso si lega all’uso della metafora giuridico-politica della repubblica scientifica. Un passo già ricordato della Dialettica trascendentale chiama in causa la repubblica platonica, una costituzione “volta a fondare la massima possibile libertà umana in base a leggi tali da far sì che la libertà di ciascuno coesista con quella degli altri (non dunque a fondare la massima felicità, poiché questa ne conseguirà da sé)”; tale modello, lungi dall'essere una vuota chimera, è l’“idea necessaria da porre a fondamento non solo di una costituzione politica, ma di qualsiasi legge” [A 316| B 372-3].

Così, il Weltbegriff filosofico suggerisce un parallelo tra la cittadinanza della repubblica della scienza e la cittadinanza cosmopolitica; la seconda spetta a tutti in virtù di un diritto innato alla libertà - e alla compartecipazione di uno spazio connesso e limitato; la prima, che deriva da un diritto al bisogno della ragione a pensare da sé, appartiene a ciascuno in virtù della compartecipazione dell'idea ed entro limiti comuni (i limiti della ragione). La creatività non appartiene all'autore, ma all'idea; ciò non significa che la conoscenza è esterna al soggetto (che cioè l'architetto dell'edificio della scienza non sia l'uomo), ma che il sapere si sviluppa all'interno di una intelligenza collettiva, fondata su l'interconnessione di conoscenze secondo uno scopo e in base a princìpi, cui l'autore partecipa come membro di una comunità culturale e cittadino della repubblica della scienza: “il filosofo non sarà mai in grado di governare rettamente, ricorda ancora la Dialettica trascendentale, se non sarà partecipe delle idee” [A 316| B 372]. Il saggio sull'Illuminismo, pubblicato tra la prima e la seconda edizione di KrV, esplicita infine tale parallelo proprio in relazione alla libertà di fare uso pubblico della ragione che spetta a ciascuno in quanto studioso, cioè come “membro dell'intera comunità (Glied eines ganzen gemeinen Wesens), anzi persino della società cosmopolitica” [A 485]. L'Illuminismo riconosce così una sfera pubblica diversa dalla sfera politico-istituzionale, in cui tanto gli oggetti quanto le fonti della conoscenza devono poter essere discussi pubblicamente, la stessa wissenschaftliches gemeines Wesen con cui si chiude l'Architettonica.



[13] Weltbegriff significa, letteralmente, “concetto cosmico”. La scelta, adottata da Chiodi (1967), Colli (1956) e Gentile (1909/10), rende difficile da cogliere il nesso tra Weltbegriff e Philosoph come modello; la traduzione “concetto cosmopolitico”, prescelta da La Rocca, rende il passaggio più scorrevole e più chiaro. Con Welt non deve tuttavia intendersi il solo mondo giuridico, ma della prudenza e della sapienza assieme.

[14] In realtà, le proprietà geometriche cui Kant fa riferimento sono espresse in termini opposti: la sfera ha una superficie finita (calcolabile con una formula) e illimitata (il limite tende a infinito).

[15] Poiché la terra è una sfera, affermerà ancora alla fine degli anni Novanta nella Dottrina del diritto, le ingiustizie commesse in un punto del globo vengono avvertite in tutti gli altri punti e ci fanno rendere conto che il nostro è un mondo più piccolo di quanto non sembri.

[16] La felicità è lo scopo fondamentale (Hauptzweck) della ricerca; il suo scopo finale (Endzweck) è la moralità, cioè l'unione di felicità e virtù.


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