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L'architettonica della ragion pura di Kant

Bollettino telematico di filosofia politica
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Philosophieren

La parte che segue dell'Architettonica si concentra sull'esposizione del sistema della ragion pura. Prima di giungere a progettare tale struttura, il capitolo è dedicato a costruire una duplice definizione di filosofia a partire da una prima serie di suddivisioni, sintetizzabili nello schema che segue:

La conoscenza si distingue in oggettiva e soggettiva. La seconda è storica, ovvero proviene dall'esterno (se esperita o raccontata); oppure è razionale, cioè deriva da princìpi. La conoscenza storica corrisponde, in termini semplici, a ciò che si dice “sapere a pappagallo”. Lo studente che conosca a menadito un testo filosofico (per esempio, un dialogo di Platone) senza essere in grado di ricavare da sé la scienza (vacillando qualora gli venga contestata un’affermazione o gli sia richiesto di ragionare sul testo), ha dunque una conoscenza storica della filosofia 8 . Può così capitare che una conoscenza sia razionale sul piano oggettivo, ma storica sul piano soggettivo: è il caso di chi si appresta ad iniziare una ricerca, che prende dimestichezza con i temi e i metodi altrui senza essere ancora in grado di enucleare argomenti e costruire ragionamenti in modo autonomo. È anche il caso, sottolinea Kant, di chi resta “studente a vita”, ovvero in una condizione di minorità intellettuale permanente. Non è dunque sul piano del contenuto e della sua verità logica che una conoscenza storica si distingue da una razionale, ma del metodo.

Se la prima è una facoltà imitativa [A 836|B 864], la seconda è una capacità produttiva e creativa e si divide in conoscenza matematica e conoscenza filosofica. In particolare e diversamente dalla matematica, che esprime i propri concetti tramite definizioni, postulati e dimostrazioni, il metodo filosofico non può che limitarsi all’esposizione e alla deduzione dei suoi princìpi. Qui Kant concentra l'attenzione sul filosofare, un’attività che consiste nell’esercitare la propria ragione secondo un processo autonomo, cioè a partire da princìpi che hanno origine dalla ragione (e dunque a tutti accessibili 9 ) e che sono sottoposti al tribunale della ragione stessa (cioè al vaglio della discussione pubblica e illimitata 10 ).

Non si può imparare la filosofia, Kant è esplicito su questo: da un punto di vista oggettivo, la “filosofia” è “il sistema di tutta la conoscenza filosofica” e l’idea di una scienza possibile, cui è possibile avvicinarsi, è cioè un modello su cui valutare i sistemi filosofici soggettivi (gli edifici propri e altrui). Si può tuttavia sviluppare la capacità di filosofare. Ma in che modo? È un dono naturale, che può dipendere dalla fortuna? O si acquista invece con l'esercizio? E in tal caso, come?

La capacità di filosofare, che la natura distribuisce tra tutti, pur in modo ineguale, non può essere sviluppata che tramite l'esercizio autonomo; perciò, l'istruzione accademica dovrebbe fondarsi su una solida formazione al metodo critico, e invitare gli studenti alla discussione delle asserzioni dogmatiche e a smascherarle [A 755 | B 783]. Nello sviluppo del proprio pensiero nel corso degli anni, Kant dedica poche e succinte osservazioni all’educazione e alla formazione dei bambini. Una breve nota giovanile 11 , offre qualche succinta considerazione relativa ad un bambino che, sottratto agli effetti della civiltà, esprime sul suo viso “una franchezza non comune e non ha nulla dello stupido imbarazzo che è un effetto della condizione servile o dei riguardi imposti dalla più raffinata educazione, e per farla breve […], sembra essere un fanciullo perfetto”; il senso più profondo della nota kantiana è indicare la necessità di una metodologia d’insegnamento incentrata sullo sviluppo libero, da parte dell’allievo, delle proprie potenzialità critiche, poiché questo “non deve imparare dei pensieri, ma deve imparare a pensare; e non si deve portarlo, ma condurlo, se si vuole che più tardi egli sia capace di camminare da sé”. L’appello all’esercizio dell’autonomia di pensiero non trova applicazione nella definizione di regole o precetti definiti, che in quanto tali non possono essere che formule, ma resta indefinito nella misura in cui ciascuno non può che diventare maturo nell’uso della propria ragione tramite il suo esercizio, e a tale scopo si rende certamente necessaria la ricerca di un metodo.

La filosofia critica consiste semplicemente nell’“esercitare il talento della ragione mediante l’applicazione dei suoi princìpi universali a certi tentativi dati, ma sempre con la riserva del diritto della ragione di indagare su quei princìpi fino alle loro fonti, per confermarli o rifiutarli[A 838|B 866]. Consiste cioè nel ragionare e nel discutere sulle cose e sui princìpi. Nella Disciplina, Kant dedica ampio spazio alla funzione del dubbio nell'attività della ricerca e all'importanza della sua manifestazione per il processo e il progresso della scienza; ragionare da sé implica la messa in questione delle premesse e dei risultati, e proprio dalla coscienza dell'ignoranza ha origine la conoscenza 12 . In questo processo, “isolare[A 842|B 870] gli oggetti è il primo passo da compiere; a partire da ciò è poi possibile riunire i singoli elementi in sistemi e disegnarne la struttura, come Kant fa con il sistema della metafisica nel suo uso speculativo nella seconda metà del capitolo. Una questione accennata all'inizio viene chiamata in causa al principio della suddivisione - e ci riporta ad esplorare il significato dell'analogia tra conoscenza e vita, e a chiarire il senso della metafora della casa.



[8] Egli ha certamente capito e ritenuto, cioè ha imparato,” aggiunge, “ed è la copia in gesso d’un uomo vivente” [A 837|B 865]

[9] Cfr. anche [A 831|B 830].

[11] Il "ragionamento" fu pubblicato anonimo sulla Königsbergsche gelehrte und politiche Zeitungen nel 1764.

[12] Cfr. [A 758 | B 786]. In questo passaggio la scienza viene definita la “conoscenza dell'ignoranza”.


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