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L'architettonica della ragion pura di Kant

Bollettino telematico di filosofia politica
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Architettonica e metodo

La Dottrina trascendentale del metodo non si occupa della costruzione dell'edificio, che è demandata ai futuri studiosi e dipende dal delicato equilibrio tra i materiali (gli "elementi") e il progetto ("il metodo"), ma solo del secondo, vale a dire della “determinazione delle condizioni formali di un sistema completo della ragion pura[A 708|B 736]. Con condizioni formali, Kant intende princìpi regolativi che offrano un insieme di regole universali per la possibilità della conoscenza a priori. In particolare, il riferimento ai concetti di sistema e di completezza introduce al problema che Kant chiama architettonico, e a cui dedica il terzo capitolo della Methodenlehre.

Se è opportuno osservare che l’epistolario tra Johann Heinrich Lambert 1 e Kant, che comprende in tutto cinque lettere, presenta notevoli difficoltà interpretative; e se, inoltre, l’uso del termine "architettonica" ha una storia lunga (tanto che i molti e diversi esempi di architettonica filosofica fanno dubitare della possibilità di una fedele ricostruzione delle fonti nell'uso del termine); tuttavia, il titolo del terzo capitolo della Dottrina trascendentale del metodo dev'essere certamente messo in relazione alla Anlage zur Architectonic di Lambert nel senso di "metodo", progetto su cui fondare una dottrina scientifica fondamentale, e non come struttura ex post dell'edificio della scienza. La costruzione dell'edificio della filosofia critica è infatti demandata da Kant ai suoi posteri che vogliano colmare quel posto vacante con la cui denuncia si apre la storia della ragion pura. In che senso, allora, il metodo scientifico è architettonico?

Come aggettivo, "architettonica" compare più volte in KrV prima che al tema sia dedicato il terzo capitolo della seconda parte dell'opera. “Per sua natura”, si legge in particolare nella Dialettica trascendentale, “la ragione umana è architettonica, ossia concepisce tutte le conoscenze come rientranti in un sistema possibile, e accoglie soltanto quei princìpi che almeno non impediscano a una conoscenza posseduta di rientrare in qualsiasi sistema con altre conoscenze” [A 474 | B 502]; e quando diviene sostantivo, l’“arte del sistema” è la “dottrina di quanto nella nostra conoscenza in generale c'è di scientifico[A 832|B 860]. Il passaggio dalla conoscenza alla scienza coincide col passaggio da un mero aggregato ad un sistema; ma come avviene questo passaggio?

In primo luogo, proseguono le prime e dense righe del capitolo, una molteplicità di conoscenze è sistematica quando sia raccolta sotto un'idea. L'idea è infatti il modello 2 grazie al quale una molteplicità di conoscenze può essere ricondotta ad un ambito comune e che determina ciò che distingue (nell'applicazione, tramite il suo schema [A 834|B 862]) "quel" tutto dal resto. In secondo luogo, in virtù dell'unità del suo scopo è possibile determinare la reciproca posizione degli elementi che appartengono al sistema e sono tra loro connessi, e trovare quelli che mancano a partire dagli esistenti. Così è possibile l'avanzamento della conoscenza, che con un'altra metafora Kant paragona allo sviluppo di un corpo, il quale cresce dall'interno e in modo organico in base a un'idea (l'idea di corpo) e all'unità di uno scopo (il suo perfezionamento) senza l'aggiunta di parti dall'esterno, per apposizione[A 833|B 861] .

Se interpretato in riferimento all'individuo singolo, il significato di architettonica, fin qui emerso, è espresso più chiaramente nella terza massima del senso comune 3 della Critica del giudizio: pensare sempre in accordo con sé stessi, cioè in modo conseguente e tale da far rientrare le proprie conoscenze in un sistema esistente. Tuttavia la dialettica tra l'autore e l'idea merita di essere considerata con maggiore attenzione: l'elemento unificatore del sistema non è infatti il primo [A 834-5| B 862-3] bensì la seconda.



[1] Nel novembre del 1765 il matematico iniziava una corrispondenza con Kant. In primo luogo, Lambert intendeva rivendicare la paternità intellettuale di un’idea che il filosofo prussiano si era a suo parere erroneamente attribuito (e quindi portare una dimostrazione dell’affinità tra il modo di pensare di Kant e il suo); in secondo luogo, chiedeva l’aiuto del filosofo di Königsberg per la pubblicazione di una sua nuova opera filosofica, poi pubblicata col titolo Anlage zur Architectonic (Impianto per un’architettonica).

Kant gli rispondeva in tono amichevole e, assieme, con un certo riguardo, due mesi più tardi; aveva inoltrato la richiesta di Lambert all’editore e gli recava in proposito notizie incoraggianti. La pubblicazione dell’opera di Lambert avverrà a sei anni dall’inizio dello scambio epistolare, nel 1771, presso lo stesso editore (Hartknoch) che, dieci anni più tardi, stamperà la Critica della ragion pura. Il filosofo prussiano, inoltre, concordava con Lambert sull’affinità del proprio modo di pensare con quello del matematico, cui rispondeva con queste parole “è per me non piccola soddisfazione vedere da lei rilevata la felice concordanza dei nostri metodi, che ho notato più volte nei suoi scritti e che è servita ad accrescere la mia fiducia in essi; quasi come se si trattasse di una dimostrazione logica, la quale mostri che questi pensieri conformano la loro direzione alla pietra di paragone dell’universale ragione umana”. Riscontrava cioè una concordanza nel metodo a conferma dell'esistenza di un'intelligenza comune - un senso che abbiamo in comune. Nella lettera, inoltre, aggiungeva di stare lavorando a un’opera filosofica sul metodo della metafisica.

[2] Nella stessa KrV, Kant prende esplicitamente in prestito il termine "idea" nel significato originario attribuitogli da Platone, e definisce l'idea un concetto della ragione basato su nozioni (concetti puri dell'intelletto) che oltrepassa la possibilità dell'esperienza, e che ha in sé la totalità delle condizioni per un condizionato dato, condizioni che sono legittimabili solo perché c'è un condizionato tale che non sarebbe possibile senza di esse: "Peraltro, non è soltanto là, dove la ragione umana mostra una vera causalità, e dove le idee diventano cause efficienti (delle azioni e dei loro oggetti) che Platone vede, e con ragione, chiare prove di un'origine dalle idee. Una pianta, un animale, l'ordinamento regolare del sistema cosmico (presumibilmente, quindi, anche l'intero ordine della natura) mostrano chiaramente che tutto ciò è possibile solo secondo idee; ... che quelle idee, tuttavia, nell'intelletto supremo, sono singole, immutabili, completamente determinate e cause originarie delle cose; e che unicamente e soltanto la totalità della connessione delle cose nell'universo è pienamente adeguata a quell'idea" (Krv A 317-8 | B 374-5, tr. it. di G. Colli, Adelphi 1976-2001, p. 378)

[3] Le tre massime del senso comune sono: pensare da se, pensare mettendosi al posto degli altri e pensare in accordo con sé stessi (cfr. KU A 158-160 § 40). Delle tre, la terza è la massima della ragione ed è quella architettonica. Cfr. su questo H. Hohenegger


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