Bollettino telematico di filosofia politica

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Il Conflitto delle facoltà. In tre parti

Seconda parte. Il conflitto della facoltà filosofica con quella giuridica.

Immanuel Kant

Traduzione dall'originale tedesco (1798) di Francesca Di Donato, sulla base degli appunti di Giuliano Marini.

Questo documento è soggetto a una licenza Creative Commons

06-05-2009 H:M:S


Sommario

[077]Riproposizione della questione: se il genere umano sia in costante progresso verso il meglio
[079]1. Che cosa si vuol qui sapere?
2. Come lo si può sapere?
3. Suddivisione del concetto di ciò che si vuole conoscere in anticipo sul futuro.
4. Il problema del progresso non può essere risolto immediatamente attraverso l'esperienza.
5. La storia pronosticante del genere umano deve tuttavia essere collegata a una qualche esperienza.
6. Di un evento del nostro tempo che prova questa tendenza morale del genere umano.
7. Storia pronosticante dell'umanità.
8. Sulla difficoltà delle massime che mirano al progresso del mondo verso il meglio riguardo alla loro pubblicità.
9. Quale profitto frutterà al genere umano il progresso verso il meglio?
10. Qual è il solo ordine in cui ci si può aspettare il progresso verso il meglio?
Conclusione
A. Nota sulla traduzione

[077]Riproposizione della questione: se il genere umano sia in costante progresso verso il meglio

[079]1. Che cosa si vuol qui sapere?

Si chiede di una parte di storia umana, e precisamente non del passato bensì del futuro, dunque di una storia predicente 1 , la quale, se non è condotta secondo note leggi della natura (come nel caso delle eclissi di sole e di luna), viene detta pronosticante e certo naturale, ma se non può essere acquisita altrimenti che per ispirazione e per un'estensione dello sguardo sul futuro, viene denominata divinatoria (profetica) 2 . - Infatti, qui non si tratta assolutamente della storia naturale degli uomini (del fatto se ne possa nascere una qualche nuova razza futura) bensì della storia morale e perciò non secondo il concetto di genere (singulorum), bensì considerando la totalità degli uomini riuniti in società sulla terra, suddivisi in popolazioni (universorum), quando si domanda: se il genere umano (nel complesso) progredisca costantemente verso il meglio.

2. Come lo si può sapere?

In quanto narrazione storica che pronostica ciò che accadrà nel futuro: dunque come una possibile rappresentazione a priori dei fatti che devono accadere. - Ma come è possibile una storia a priori [080]? - Risposta: quando colui stesso che pronostica, produce e prepara i fatti che preannuncia.

I profeti ebrei poterono ben divinare che, presto o tardi, il loro stato sarebbe caduto non semplicemente in rovina, bensì nella completa dissoluzione; infatti, erano essi stessi gli autori di questo loro destino. - Come guide del proprio popolo, avevano gravato la loro costituzione di così tanti oneri ecclesiastici e di oneri civili, derivanti dai primi, che il loro stato divenne completamente incapace di restare in accordo specialmente con i popoli vicini, e le geremiadi 3 dei loro sacerdoti dovettero perciò svanire naturalmente nel nulla: infatti questi si ostinavano caparbiamente nel loro proposito di una costituzione indifendibile, fatta da loro stessi, e perciò furono in grado di prevederne essi stessi l'esito con certezza.

I nostri politici, per quanto è loro possibile, fanno esattamente lo stesso, e anche nel fare pronostici hanno la medesima fortuna. - Si devono prendere gli uomini, essi dicono, come sono e non come sognano persone pedanti non informate sul mondo o sognatori bonaccioni. Ma questo come sono dovrebbe voler dire: come li abbiamo fatti diventare attraverso una coercizione ingiusta e editti pessimi messi in mano al governo, vale a dire testardi e inclini alla rivolta; cosicché, quando il governo allenta un po' le redini, certamente si producono tristi conseguenze, le quali fanno avverare le profezie di quei politici presunti prudenti 4 .

Anche gli ecclesiastici, di tanto in tanto, divinano la completa disfatta della religione e la ventura apparizione dell'Anticristo, mentre fanno proprio ciò che porta a introdurlo: non preoccupandosi cioè di infondere nel cuore della loro comunità princìpi morali che conducono direttamente al meglio, bensì di trasformare in dovere essenziale osservanze e credenze storiche, che devono produrlo indirettamente; da questo perciò può nascere di certo un'unanimità meccanica, come in una costituzione civile, ma non nell'intenzione morale; poi, però, si lagnano dell'irreligiosità che hanno essi stessi creato, e che dunque hanno potuto preannunciare anche senza particolari doti nel fare pronostici. [081]

3. Suddivisione del concetto di ciò che si vuole conoscere in anticipo sul futuro.

I casi che possono contenere una predizione sono tre. Per quel che riguarda la sua destinazione morale, allo stadio attuale del suo valore morale tra i membri del creato, il genere umano è o in continuo regresso verso il peggio, o in un costante progresso verso il meglio, oppure in una perpetua immobilità (il che equivale a un moto circolare perpetuo attorno allo stesso punto).

La prima tesi si può chiamare il terrorismo morale, la seconda l'eudemonismo (che, considerando il traguardo del progresso in un'ampia prospettiva, sarebbe chiamata anche chiliasmo), la terza invece l'abderitismo 5 : perché, non essendo possibile nelle cose morali una vera immobilità, un'ascesa continua e pure mutevole e una altrettanto frequente e profonda ricaduta (come un'oscillazione perpetua) non comporta altro che se il soggetto fosse rimasto nella stessa posizione e immobile.

a. Del modo terroristico di rappresentare la storia umana. Nel genere umano, la decadenza verso il peggio non può essere ininterrotta e continua; a un certo punto di regresso, infatti, esso si distruggerebbe. Perciò, al crescere di grandi atrocità che si accumulano come montagne e dei mali ad esse corrispondenti, si dice: «ora peggio di così non può andare; il giorno del giudizio è alle porte», e così il fantasticatore devoto già sogna la rinascita di tutte le cose e un mondo nuovo, una volta che questo qui sia scomparso nel fuoco.

b. Del modo eudemonistico di rappresentare la storia umana. Può essere sempre ammesso che la quantità di bene e di male insita nella nostra natura rimanga nella disposizione sempre la stessa, e che nello stesso individuo non [082] possa accrescersi né diminuire; - e d'altronde in che modo dovrebbe crescere questa quantità di bene nella disposizione, dato che ciò dovrebbe avvenire tramite la libertà del soggetto, per la qual cosa questi avrebbe a sua volta bisogno di un fondo di bene maggiore di quello che ha già? - Gli effetti non possono andare oltre la capacità della causa efficiente; e dunque la quantità di bene, che nell'uomo è frammisto al male, non può andare oltre una data misura, oltrepassata la quale egli potrebbe evolversi e così progredire sempre più verso il meglio. L'eudemonismo, con le sue sanguigne speranze, sembra che sia dunque insostenibile e che prometta poco a favore di una storia profetica dell'umanità riguardo al progresso permanente e progrediente sulla via del bene.

c. Dell'ipotesi dell'abderitismo del genere umano per la predeterminazione della sua storia. Questa opinione potrebbe certamente essere sostenuta dalla maggioranza. La nostra specie è caratterizzata da un'operosa stoltezza: intraprendere rapidamente la via del bene, ma non per restarvi, bensì per non essere legati a un unico scopo, se anche accadesse solo per il gusto di cambiare, invertire il piano del progresso; costruire, per poi poter demolire e imporre a se stessi la vana fatica di spingere in salita la pietra di Sisifo per poi farla rotolare di nuovo giù 6 . - Anche qui, dunque, nella disposizione naturale del genere umano sembra che il principio del male non sia pienamente amalgamato (fuso assieme) con quello del bene, quanto piuttosto che si neutralizzino l'un l'altro; tanto che ne risulterebbe un'inerzia (che qui è detta immobilità) che comporterebbe la conseguenza che segue: un occuparsi a vuoto, e lasciare che il bene si alterni al male, avanti e indietro, così che tutto il gioco delle relazioni della nostra specie con se stessa su questa sfera dovrebbe essere considerato una mera farsa, cosa che non permette di attribuirle, agli occhi della ragione, un valore più grande di quello che hanno le altre specie animali, che fanno lo stesso gioco a minor costo e senza sprecare l'intelletto. [083]

4. Il problema del progresso non può essere risolto immediatamente attraverso l'esperienza.

Se si fosse ritenuto che il genere umano, considerato nel complesso, stesse andando avanti da tanto tempo e fosse in procinto di progredire ancora, nessuno può tuttavia garantire che adesso, per via della disposizione fisica della nostra specie, non entri nell'epoca del suo regresso; e viceversa, se regredisce verso il peggio con caduta accelerata, non ci si deve perdere d'animo sul fatto che non si incontri proprio lì il punto di inversione (punctum flexus contrarii 7 ) a partire dal quale, grazie alla disposizione morale insita nel nostro genere, il suo percorso si volga di nuovo verso il meglio. Poiché, infatti, abbiamo a che fare con esseri che agiscono liberamente, ai quali dapprima si può certo suggerire cosa debbano fare, senza che si possa predire che cosa faranno; ed essi, dal sentimento del male che hanno arrecato a se stessi, quando questo diventa davvero grave, sanno poi trarre un movente rafforzato per fare ora meglio ancora di quanto non prima di quella condizione. - Ma «poveri mortali» (dice l'abate Coyer) «presso di voi niente è stabile se non l'instabilità!».

Che il corso delle cose umane che esso ci appaia un tale controsenso, forse dipende anche dalla nostra scelta sbagliata del punto di vista dal quale lo osserviamo. Visti dalla Terra, i pianeti ora vanno indietro, ora stanno fermi, e ora si muovono in avanti. Ma assunto il punto di vista del sole, cosa che può fare soltanto la ragione, essi si muovono costantemente secondo l'ipotesi di Copernico, nella loro traiettoria regolare. Piace tuttavia ad alcuni, pure non ignoranti, persistere con pertinacia nel loro modo di spiegare i fenomeni e nel punto di vista che hanno assunto in precedenza, dovessero per questo persino aggrovigliarsi fino all'insensatezza nei cicli ed epicicli di Tycho. - La sfortuna, tuttavia, sta proprio qui: che, trattandosi della previsione di azioni libere, non siamo in grado di mutare tale punto di vista. Questo sarebbe infatti il punto di vista, che guarda al di sopra di ogni sapienza umana, della provvidenza, che si estende anche alle libere azioni dell'uomo, le quali possono sì essere viste, ma non previste con certezza da lui (mentre qui per l'occhio di Dio [084] non c'è alcuna differenza), poiché l'uomo per quest'ultima cosa avrebbe bisogno della connessione secondo leggi della natura, e tuttavia riguardo alle future azioni libere deve rinunciare a questa guida o indicazione.

Se si potesse attribuire all'uomo una volontà innata e costantemente buona, seppure limitata, allora sarebbe possibile predire con sicurezza questo progresso della sua specie verso il meglio: perché riguarderebbe un avvenimento che può egli stesso far accadere. Tuttavia, a causa della mescolanza del male col bene nella disposizione, secondo una misura che non gli è nota, egli non sa neppure quale effetto possa attendersene in futuro.

5. La storia pronosticante del genere umano deve tuttavia essere collegata a una qualche esperienza.

Nel genere umano deve esserci una qualche esperienza che, in quanto evento, mostri una sua disposizione (naturale) e una sua capacità d'essere causa del suo progresso verso il meglio e (poiché questo deve essere l'atto di un essere dotato di libertà) di esserne l'autore; tuttavia, da una data causa, se si verificano le circostanze che vi concorrono, si può predire come effetto un evento. Ma che queste ultime debbano prodursi in un qualche momento può essere certamente previsto in generale, come accade nel gioco quando si fa il calcolo delle probabilità, ma non si può determinare se accadrà nel corso della mia vita e se farò l'esperienza che confermi quella predizione. - Si deve dunque ricercare un evento che indichi, in modo indeterminato quanto al tempo, l'esistenza di una tale causa e anche l'atto della sua causalità nel genere umano; e che faccia concludere che il progresso verso il meglio è un'inevitabile conseguenza, una conclusione che può essere estesa anche alla storia del tempo passato (cioè che il genere umano sia sempre stato in continuo progresso), così che quell'evento non dovrebbe essere considerato esso stesso come causa, bensì solo come indicatore, in quanto segno storico (signum rememorativum, demonstrativum, prognostikon 8 ), e così possa dimostrare la tendenza del genere umano nel complesso, ossia non negli individui (poiché ciò condurrebbe a un conteggio e a un calcolo senza fine), bensì come lo si trova sulla terra, suddiviso in popoli e in stati. [085]

6. Di un evento del nostro tempo che prova questa tendenza morale del genere umano.

Questo evento non consiste propriamente in importanti fatti o misfatti compiuti dagli uomini, attraverso i quali quello che tra loro è stato grande diviene più piccolo o ciò che fu piccolo grande e, come per incanto, spariscono magnifiche costruzioni politiche antiche, e, quasi uscissero dal profondo della terra, ne nascono altre al loro posto. No: niente di tutto ciò. Si tratta semplicemente del modo di pensare degli spettatori che, in questo gioco di grandi trasformazioni, si rivela pubblicamente e manifesta una così generale e pure disinteressata partecipazione di coloro che si schierano da una parte contro quelli che stanno dall'altra, pur con il pericolo che questo essere di parte possa diventare per loro molto svantaggioso, ma così si mostra, almeno nella disposizione, un carattere del genere umano nel suo complesso (per via dell'universalità) e insieme un suo carattere morale (per il disinteresse) che non solo fa sperare nel progresso verso il meglio, ma, per quanto è sinora possibile, è già come tale un progresso.

La rivoluzione di un popolo ricco di spirito che abbiamo visto avvenire nel nostro tempo, può avere successo o può fallire; può essere così piena di miseria e di atrocità, che un uomo che pensa rettamente, se potesse sperare di portarla a termine felicemente compiendola una seconda volta, non deciderebbe mai di ritentare l'esperimento a tal prezzo - questa rivoluzione, dico, trova però nell'animo di tutti gli spettatori (i quali non siano personalmente coinvolti in questo gioco) una partecipazione sul piano del desiderio che rasenta nell'entusiasmo, e la cui stessa manifestazione comportava qualche pericolo: una partecipazione che dunque non può avere altra causa che una disposizione morale insita nel genere umano.

Questa causa morale che interviene è duplice: in primo luogo è quella del diritto di un popolo a non essere ostacolato da altre potenze a darsi una costituzione civile che gli sembra buona; in secondo luogo è quella dello scopo (che è al tempo stesso un dovere) per cui è legittima e moralmente buona solo quella costituzione civile che per sua natura è tale da evitare per principio la guerra di aggressione, e che, almeno in teoria, non può essere che la costituzione repubblicana 9 [086]; dunque del fine di entrare nella condizione nella quale la guerra (la fonte di ogni male e corruzione dei costumi) venga fermata, e al genere umano, nonostante tutta la sua fragilità, venga così assicurato il progresso verso il meglio in negativo, perlomeno nel non essere ostacolato nel suo progredire.

Questo, dunque, e il prendere parte al bene con un affetto, l'entusiasmo, sebbene esso non sia del tutto da giustificare, poiché ogni affetto merita in sé biasimo, dà l'occasione, tramite questa storia, per fare un'importante osservazione antropologica: un vero entusiasmo si riferisce sempre soltanto a ciò che è ideale, e precisamente puramente morale, come è il concetto del diritto, e non può innestarsi nell'interesse personale. I nemici della rivoluzione, attraverso ricompense, non potevano essere pieni dell'ardore e della grandezza d'animo che il semplice concetto del diritto faceva nascere nei rivoluzionari, e persino il concetto dell'onore dell'antica nobiltà guerriera (analogo all'entusiasmo) scomparve di fronte alle armi di coloro che avevano stampato negli occhi il diritto del popolo di cui facevano parte 10 , e del quale si ritenevano difensori 11 ; con tale [087] esaltazione simpatizzava il pubblico esterno, che era spettatore, senza alcuna intenzione di cooperare.

7. Storia pronosticante dell'umanità.

Ciò che la ragione ci presenta come puro e, anche a causa del grande ed efficace influsso epocale, anche come qualcosa che pone di fronte all'anima dell'uomo il dovere legalmente riconosciuto dev'essere qualcosa di morale nel suo fondamento; e ciò di cui il genere umano auspica la riuscita e saluta con favore i tentativi, e che acclama con una partecipazione così generale e disinteressata deve riguardare il genere umano nella suo complesso (non singulorum sed universorum) - Questo evento non è il fenomeno di una rivoluzione, bensì (con le parole del signor Erhard 12 ) della evoluzione di una costituzione di diritto naturale, che certamente solo non si può ottenere con lotte selvagge – poiché [088] la guerra interna e internazionale distrugge ciò che è fino a quel momento statutario della costituzione -, ma che comunque porta a tendere a una costituzione che non può essere incline alla guerra, vale a dire quella repubblicana; e che può essere tale o propriamente per la forma di stato o anche solo per il modo di governo, ossia, sotto l'unità del capo supremo (del monarca), qualora lo stato sia amministrato lo stato secondo le leggi che un popolo darebbe a se stesso in base a princìpi giuridici universali.

Ora, anche senza lo spirito del veggente, io affermo di poter predire, sulla base degli indizi e dei segni del nostro tempo, che il genere umano raggiungerà questo scopo e con esso anche, d'ora in avanti, un progresso verso il meglio che non tornerà più indietro. Infatti un tale evento nella storia umana non si dimentica più, poiché ha reso evidente nella natura umana una disposizione e una capacità di migliorare, che nessun politico, per quanto si arrovellasse, avrebbe potuto desumere dal corso passato delle cose, e che solo natura e libertà, riunite nel genere umano secondo principi giuridici interni, potevano preannunciare ma, riguardo al tempo, solo come avvenimento indeterminato e casuale.

E tuttavia quella predizione filosofica non verrebbe indebolita neppure se non venisse ancora raggiunto lo scopo previsto tramite questo evento, se la rivoluzione di un popolo o la sua riforma della costituzione alla fine fallissero o persino, come astrologano ora i politici, se una volta instaurata da qualche tempo tale costituzione, tutto tornasse all'antico corso delle cose. Infatti quell'evento è troppo grande e troppo intrecciato con l'interesse dell'umanità e la sua influenza sul mondo, in tutte le sue parti, è troppo estesa per non tornare alla memoria dei popoli al riproporsi di circostanze favorevoli, e se dovessero essere ripetuti nuovi tentativi di tal specie; poiché infatti, in una faccenda così rilevante per il genere umano, la costituzione che è prevista deve necessariamente raggiungere in un certo momento quella solidità che la lezione imparata attraverso ripetute esperienze non mancherebbe di produrre in nessun animo.

Non è semplicemente ben pensata e rispettabile dal punto di vista pratico, bensì valida, a dispetto di tutti gli increduli, per la più rigorosa teoria: la tesi che il genere umano sia sempre stato in progresso verso il meglio e che così proseguirà [089], cosa che, se si guarda non solo a ciò che può accadere in un popolo qualsiasi, bensì all'ampliamento verso tutti i popoli della terra che possano a poco a poco prendervi parte, si apre la prospettiva su un tempo infinito; a meno che nella prima fase di una rivoluzione naturale che (secondo Camper e Blumenbach) semplicemente sotterrò il regno vegetale e quello animale prima ancora che ci fossero uomini, non ne segua una seconda che riservi lo stesso trattamento al genere umano per lasciar spazio ad altre creature su questa scena, e così via. Infatti, per l'onnipotenza della natura, o piuttosto della sua causa suprema, a noi inaccessibile, l'uomo è ancora soltanto un'inezia. Ma che anche i signori della sua propria specie lo considerino tale, e come tale lo trattino, in parte opprimendolo come fosse una bestia, quasi fosse un semplice mezzo per le loro mire, in parte mettendolo in conflitto con gli altri per mandarlo al massacro: - questa non è un'inezia, ma il capovolgimento dello scopo finale della creazione stessa.

8. Sulla difficoltà delle massime che mirano al progresso del mondo verso il meglio riguardo alla loro pubblicità.

Il rischiaramento del popolo è l'istruzione pubblica di questo sui suoi doveri e diritti verso lo stato a cui appartiene. Poiché qui si tratta soltanto dei diritti naturali e che derivano dalla comune intelligenza umana, così presso il popolo sono annunciatori ed esegeti naturali non i professori di diritto ordinati regolarmente nelle professioni statali, bensì i liberi docenti di diritto, cioè i filosofi, che proprio per questa libertà che si concedono, sono uno scandalo per lo stato, che vuol sempre soltanto comandare, e vengono screditati come illuministi - come gente pericolosa per lo stato; sebbene la loro voce non si rivolga confidenzialmente al popolo (che di ciò e dei loro scritti sa poco o nulla), bensì con deferenza allo stato, e che di ciò lo scongiura: di prendere a cuore il suo bisogno di diritto; cosa che non può accadere attraverso nessun'altra via se non la pubblicità quando un intero popolo voglia avanzare le proprie rimostranze (gravamen 13 ). Così, il divieto della pubblicità blocca il progresso di un popolo verso il meglio in ciò stesso che riguarda il minimo delle sue pretese, e cioè semplicemente il suo diritto naturale.

[090] Un altro occultamento, pure facile a smascherarsi ma tuttavia comandato a un popolo legalmente, è quello sulla vera natura della sua costituzione. Dire del popolo britannico che è una monarchia assoluta equivarrebbe a lederne la maestà; ma si dà a intendere che la costituzione che lo governa limiti, tramite le due camere del parlamento come rappresentanti del popolo, la volontà del monarca; eppure, ciascuno sa benissimo che l'influenza di quest'ultimo sui rappresentanti è così grande e inevitabile, che dalle suddette camere non viene concluso altro da quello che egli vuole e che propone attraverso i suoi ministri; e così ogni tanto avanza proposte che sa che saranno respinte, e quasi fa in modo che accada (ad esempio sulla tratta dei negri) per fornire una prova apparente della libertà del parlamento. - Questa rappresentazione della situazione ha in sé ingannevole perché la vera costituzione, fondata sul diritto, non viene più cercata: si crede infatti, sbagliando, di averla trovata in un esempio già a disposizione, e una pubblicità falsa raggira il popolo - con la recita di una monarchia limitata 14 dalla legge che viene dal popolo, mentre i rappresentanti di questo, piegati con la corruzione, lo hanno in segreto sottomesso a un monarca assoluto 15 .

* * *

L'idea di una costituzione in accordo con il diritto naturale degli uomini: che cioè coloro che obbediscono alla legge [091] debbano anche essere, riuniti, i legislatori, è alla base di tutte le forme di stato, e la comunità che, pensata in conformità a tale costituzione secondo puri concetti della ragione, si dice ideale platonico (respublica noumenon), non è una vuota chimera, ma la norma perpetua per ogni costituzione civile in genere e allontana ogni guerra. Una società civile organizzata in conformità a ciò è la rappresentazione di quell'idea secondo leggi della libertà, attraverso un esempio nell'esperienza (respublica phaenomenon) e può essere ottenuta con difficoltà, solo in seguito a molti conflitti e guerre; ma la costituzione di una tale società, una volta che sia attuata, pur a grandi linee, si qualifica come la più adatta a tenere la guerra, che distrugge ogni bene, lontana; perciò è un dovere entrarvi, ma è un dovere temporaneo (poiché essa non si realizza in modo tanto rapido) dei monarchi, anche qualora regnino in modo autocratico, governare tuttavia in modo repubblicano (non: democratico); cioè, di trattare il popolo secondo princìpi conformi allo spirito delle leggi della libertà (quali si prescriverebbe un popolo dalla ragione matura), seppure, alla lettera, non ne venga richiesto il consenso.

9. Quale profitto frutterà al genere umano il progresso verso il meglio?

Quali che siano i moventi che la determinano, non sarà una quantità sempre crescente di moralità nell'intenzione, bensì il crescere degli effetti della loro legalità in azioni conformi al dovere a prescindere dai moventi che le producono; cioè: il frutto dell'affaccendarsi del genere umano verso il meglio può prodursi solo legalmente, nelle buone azioni degli uomini, che dunque saranno sempre più numerose e migliori nella manifestazione del carattere morale del genere umano. - Infatti, noi disponiamo solamente di dati empirici (esperienze) su cui fondare questa predizione: cioè sulla causa fisica delle nostre azioni, nella misura in cui accadono, che sono anche fenomeni in sé, e non sulla causa morale, che contiene il concetto del dovere di ciò che deve accadere, concetto che può essere posto solo in modo puro, a priori.

Gradualmente le violenze da parte dei potenti diminuiranno e crescerà l'adesione al punto di vista delle leggi. Vale a dire che nel corpo comune troverà posto maggiore carità [092], ci saranno meno controversie giudiziarie, una maggiore fedeltà alla parola data e così via, in parte per senso dell'onore, in parte per un proprio vantaggio correttamente inteso, e infine tutto ciò si estenderà alle relazioni esterne dei popoli, fino alla società cosmopolitica, senza che per questo il fondamento morale nel genere umano possa essere minimamente accresciuto; poiché a tal fine servirebbe quasi una nuova creazione (un influsso soprannaturale). - Non dobbiamo infatti neppure riprometterci troppo dagli uomini nei loro progressi verso il meglio, per non cadere, a ragione, nello scherno del politico, al quale sarebbe gradito considerare questa speranza come la fantasticheria di una mente esaltata 16 .

10. Qual è il solo ordine in cui ci si può aspettare il progresso verso il meglio?

La risposta è: non attraverso l'andamento delle cose dal basso verso l'alto, ma di quello dall'alto verso il basso. - Aspettarsi che attraverso la formazione dei giovani nell'istruzione domestica e poi anche scolastica, dalla inferiore alla superiore, nelle cose dello spirito e in quelle morali, rafforzata dalla dottrina religiosa, non deriverà semplicemente l'educare buoni cittadini, bensì l'educarli al bene, che può progredire sempre in avanti e sorreggersi da sé, è un piano sul cui successo è difficile sperare. Infatti, non soltanto il popolo ritiene a tale riguardo che i costi dell'educazione dei suoi giovani non spettino a lui bensì allo [093] stato, ma lo stato di contro a sua volta non ha a disposizione un soldo per pagare docenti capaci e che si dedichino con piacere al loro lavoro (come dice Büsching 17 ), perché usa tutto quello che ha per la guerra; tuttavia poiché questo intero meccanismo formativo non ha alcuna coesione se non viene progettato, messo in atto e anche sempre conservato in modo uniforme secondo un piano ben ponderato del supremo potere dello stato e sulla base di questo suo fine; perciò potrebbe ben esserci bisogno che lo stesso stato debba nel tempo riformarsi e che, tentando l'evoluzione invece della rivoluzione, progredisca costantemente verso il meglio. Ma dal momento che sono pur sempre uomini a dover mettere in atto una tale formazione, gli stessi cioè hanno dovuto essere educati; allora, con una tale fragilità della natura umana nel caso si presentino le circostanze favorevoli a un tale effetto, la speranza nel loro progredire si trova soltanto, come condizione positiva, in una sapienza dall'alto verso il basso (la quale, qualora ci sia imperscrutabile, si chiama provvidenza); per ciò invece che qui ci si può attendere dagli uomini e che si può da essi pretendere, possiamo aspettarci soltanto una sapienza negativa nel promuovere tale scopo; cioè che essi si vedano costretti a rendere il massimo ostacolo alla moralità, vale a dire la guerra, che fa sempre regredire, prima sempre più umana, poi più rara sino, alla fine, a farla sparire completamente come guerra d'aggressione, per instaurare una costituzione fondata, per sua natura, su autentici princìpi giuridici, che possa, senza indebolirsi, progredire costantemente verso il meglio.

Conclusione

Un medico che di giorno in giorno dava speranza ai suoi pazienti di una pronta guarigione: l'uno perché il polso aveva un ritmo più regolare, l'altro per l'espettorazione, il terzo perché i sudori facevano ben sperare, e così via, ricevette la visita di uno dei suoi amici. La prima domanda fu: «Come va, amico, con la vostra malattia?». «Come volete che vada? A forza di migliorare, muoio!». - Non posso dare torto a chi, di fronte ai mali dello stato, comincia a perdersi d'animo sulla salvezza del genere umano e sul suo progresso verso il meglio; mi affido soltanto all'eroico farmaco che cita Hume, che potrebbe fare da rapida cura. - «Quando oggi (dice) vedo le nazioni occupate a farsi la guerra tra loro, è come se vedessi due tizi ubriachi [094] che si prendono a bastonate in un negozio di porcellane. Infatti, non soltanto ci vorrà tempo a guarire dalle contusioni che si procurano l'un l'altro, ma dovranno anche pagare tutti i danni che hanno provocato». Sero sapiunt Phryges 18 . Le conseguenze funeste della guerra attuale possono tuttavia estorcere al pronosticatore politico l'ammissione di un'imminente svolta del genere umano verso il meglio, che già ora è in prospettiva.

A. Nota sulla traduzione

La presente traduzione è stata condotta sulla base della Akademie Ausgabe(vol. VII, pp. 77-94) accessibile nella versione on-line pubblicata dall'università di Bonn all'url: http://virt052.zim.uni-duisburg-essen.de/kant/aa07/

I corsivi di Kant, assenti nell'edizione elettronica, sono stati inseriti sulla base dell'edizione cartacea (Kant's gesammelte Schriften / hrsg. von der königlich preussischen Akademie der Wissenschaften, Reimer de Gruyter, Berlino 1910)

Anche questa traduzione si basa sugli appunti di Giuliano Marini alla traduzione di Filippo Gonnelli 19 , lasciati dallo studioso di filosofia politica scomparso nel 2005 agli allievi e agli studenti della Facoltà di Scienze politiche dell'Università di Pisa.

A differenza delle altre traduzioni italiane, alcune delle quali più che valide 20 , questa viene rilasciata con una licenza Creative Commons (Attribuzione - Non commerciale - Condividi allo stesso modo 2.0 Italia). Tale licenza permette di apportare modifiche al testo e di pubblicare la versione modificata 21 , a patto di farlo con la medesima licenza e di citare, come fonte, questa traduzione. Si tratta di condizioni assai poco restrittive, che mirano ad assicurare al classico qui tradotto la massima circolazione.



[1] In questo paragrafo Kant distingue quattro tipi di storia: predicente (vorhersagende); pronosticante (wahrsagende); divinatoria o profetica (weissagende, profetische) e astrologante (wahrsagernd). La traduzione adottata qui e nel seguito è quella proposta da Giuliano Marini (cfr. G. Marini, Sulle traduzioni italiane di alcuni termini kantiani aventi rilevanza giuridico-politica , in Kant e la morale. A duecento anni da «La metafisica dei costumi», Istituti Editoriali e Poligrafici Internazionali, Pisa-Roma 1999, pp. 118-20; cfr. anche G. Marini, Considerazioni su storia pronosticante ed entusiasmo , in Kant e il conflitto delle facoltà, il Mulino, Bologna 2003, in particolare alle pp. 213-221). [N.d.T.]

[2] Di chi pronostica in modo abborracciato (di chi lo fa senza sapere e senza onestà) si dice: egli astrologa, dalla Pizia alla zingara.

[3] Lamentele prolisse e inopportune (dal nome del profeta Geremia, autore presunto delle Lamentazioni) [N.d.T.]

[4] Il riferimento ai politici che si attengono all'esperienza e non alla morale, che esaltano lo stato delle cose esistenti, e che non subordinano la prudenza alla sapienza, rimanda alla descrizione del moralista politico della prima appendice del saggio Per la Pace Perpetua (AA VIII, Zum ewigen Frieden , pp. 341-86). [N.d.T.]

[5] L'abderitismo prende il nome da Abdera, città della Tracia . [N.d.T.]

[6] Cfr. su questo la polemica con Mendelsohn nella terza parte del Detto Comune ( AA VIII, Über den Gemeinspruch , pp. 273-313); i termini usati da Kant (vedi, ad esempio, il riferimento a Sisifo) sono molto simili. [N.d.T.]

[7] Il punto di flesso di una curva è quello in cui la derivata cambia segno. Nella figura sotto, corrisponde al punto c. [N.d.T.] Flesso

[8] Nella teologia cristiana, l'eucarestia è detta signum rememorativum: che fa ricordare; demonstrativum: che dimostra, nel presente; prognosticum: che permette di conoscere ciò che sarà. I segni storici che pronosticano (Kant qui usa la dizione greca) fanno conoscere all'occhio dello storico e del politico ciò che accadrà. Kant tratta dei segni rememorativi, dimostrativi e prognostici anche nel § 39 dell'Antropologia dal punto di vista pragmatico, 1798 (AA VII, Anthropologie in pragmatischer Hinsight Abgefasst, pp. 193-194). [N.d.T.]

[9] Con questo non si intende tuttavia sostenere che un popolo che sia retto da una costituzione monarchica si attribuisca così il diritto, o che abbia anche soltanto il segreto desiderio di vederla cambiata; poiché per esempio il suo territorio assai frammentato in Europa può suggerirgli che quella costituzione è l'unica nella quale esso possa conservarsi fra vicini potenti. Anche i mormorii dei sudditi, non sulla politica interna, bensì a causa della condotta negli affari esteri, se il governo ostacolasse gli stranieri proprio nel loro costituirsi in repubbliche, non sono affatto prova dell'insoddisfazione del popolo verso la propria costituzione, ma piuttosto dell'amore per essa, poiché il governo è tanto più preservato dal vero pericolo quanto più altri popoli si costituiscono in repubbliche. - Eppure alcuni sicofanti calunniatori, per rendersi importanti, hanno cercato di far passare questo innocente parlare di politica per smania di cambiamenti, per giacobinismo e per sedizione, che costituirebbero un serio pericolo per lo stato: e invece non esisteva il minimo fondamento per questa accusa, soprattutto in un paese che era distante più di cento miglia dalla scena della rivoluzione.

[10] Di un tale entusiasmo per l'affermarsi del diritto per il genere umano si può dire: postquam ad arma Vulcania ventum est, - mortalis glacies ceu futilis ictu dissiluit. - Perché fino ad ora nessun sovrano ha mai osato affermare apertamente di non riconoscere alcun diritto del popolo nei propri confronti? E che il popolo deve la propria felicità soltanto alla benevolenza del governo che gliela concede, e che ogni pretesa del suddito a un diritto nei confronti del governo (poiché questo contiene in sé stesso il concetto di una resistenza permessa) sia assurda, e, anzi, punibile? - La causa è questa: che una tale dichiarazione pubblica farebbe insorgere tutti i sudditi contro di lui, anche se essi, come docili pecore guidate, ben nutrite e protette da un padrone buono e assennato, non avessero niente da lamentarsi circa il loro benessere. - Infatti a un essere dotato di libertà non basta godere delle comodità della vita, cosa che può derivagli anche da altri (e qui, dal governo); si tratta invece del principio secondo cui se le procura. Ma il benessere non ha un principio, né per colui che lo ottiene, né per chi lo dà (infatti, uno lo pone qui, l'altro là): poiché qui si tratta della materia della volontà, che è empirica e dunque è priva dell'universalità di una regola. Un essere dotato di libertà, cosciente di questo suo vantaggio sull'animale irrazionale, secondo il principio formale del suo arbitrio non può e non deve dunque esigere per il popolo di cui fa parte nessun altro governo se non quello in cui il popolo è legislatore: cioè, il diritto degli uomini, che devono prestare obbedienza, deve necessariamente precedere ogni riguardo per il benessere, e quel diritto è una cosa sacra, che va oltre ogni prezzo (l'utilità) e che nessun governo, per quanto possa essere benefico, può violare. - Questo diritto, tuttavia, è pur sempre soltanto un'idea la cui attuazione è limitata alla condizione, che il popolo non può trasgredire, dell'accordo dei suoi mezzi con la moralità; una tal cosa non può avvenire per mezzo di una rivoluzione, che è sempre ingiusta. Regnare in forma autocratica, e tuttavia governare in modo repubblicano, vale a dire nello spirito del repubblicanesimo e secondo l'analogia con esso, è ciò che rende un popolo soddisfatto della sua costituzione.

[11] La citazione latina della nota precedente è tratta dall'ultimo libro dell' Eneide di Virgilio (Eneide, XII, 739-41): “ma dopo che si venne le armi del dio Vulcano - la spada mortale si spezzò come fragile ghiaccio”. Kant paragona le armi dei rivoluzionari francesi a quelle di Enea, figlio di Venere e di Vulcano. Le armi di Enea erano divine, perché costruite dal padre, e contro di esse nulla poterono le armi mortali di Turno. Sul significato dell'uso kantiano delle citazioni di Virgilio qui e nel saggio Sul detto comune (cfr. il Corollario della Seconda parte, AA VIII, Über den Gemeinspruch, p. 306) cfr. G. Marini, Considerazioni su resistenza e rivoluzione nell'ultimo Kant , "Actum Luce", XXXIII (2004), 1-2 [pubb. 2002], pp. 21-40. [N.d.T.]

[12] Johann Benjamin Erhard (1766-1827). Amico e seguace di Kant, nel 1795 pubblicò un saggio filorivoluzionario ("Über das Recht des Volkes zu einer Revolution") che fu censurato in diversi stati tedeschi. [N.d.T.]

[13] In linguaggio giuridico è il mezzo riconosciuto alla parte soccombente affinché possa ricorrere contro una sentenza che reputa ingiusta (come avviene ad esempio tramite il ricorso in appello). [N.d.T.]

[14] Una causa la cui qualità non sia immediatamente visibile si scopre dall'effetto che ne dipende in modo necessario. - Che cos'è un monarca assoluto? È quello che, se dice: “Guerra sia”, è subito guerra. - Che cos'è viceversa un monarca limitato? Colui che prima deve chiedere al popolo se ci debba esserci o no la guerra; e se il popolo dice “Non ci dev'essere guerra”, allora non viene fatta. - La guerra, infatti, è una condizione in cui tutte le forze dello stato devono stare agli ordini del suo capo supremo. Ora, le guerre che ha condotto il monarca britannico senza chiedere alcun consenso su ciò sono davvero molte. Perciò tale re è un monarca assoluto, cosa che in base alla costituzione egli non dovrebbe essere; la quale, invece, si può sempre aggirare, proprio perché attraverso quei poteri dello stato può assicurarsi il consenso dei rappresentanti del popolo, dato cioè che egli ha il potere di affidare tutte le professioni e le dignità. Per avere successo, un tale meccanismo di corruzione non ha certo bisogno della pubblicità. Perciò rimane sotto il velo, molto trasparente, del segreto.

[15] Si confronti la posizione espressa da Kant nella nota precedente con la terza parte del Detto Comune (AA VIII, Über den Gemeinspruch, p. 311) e con il Primo articolo definitivo della Pace Perpetua (AA VIII, Zum ewigen Frieden, p. 351). [N.d.T.]

[16] E' certamente dolce concepire costituzioni conformi alle pretese della ragione (specialmente dal punto di vista del diritto): ma è temerario avanzarle e passibile di pena incitare il popolo all'abrogazione di quelle vigenti.

L'Atlantide di Platone, l'Utopia di Moro, L'Oceana di Harrington, e la Severambia di Allais sono state più volte messe in scena, ma mai anche tentate (ad esclusione dell'infelice aborto della repubblica dispotica di Cromwell). - Con queste creazioni politiche è accaduto come con la creazione del mondo: non c'era nessun uomo presente, né avrebbe potuto, perché altrimenti avrebbe dovuto essere il creatore di sé stesso. Sperare che in avvenire, per quanto tardi, si compia un esempio di stato come lo si pensa qui, è un sogno dolce; ma approssimarsi sempre ad esso non è soltanto pensabile, bensì, nella misura in cui si accorda con la legge morale, è un dovere, non dei cittadini ma del capo dello stato.

[17] Anton Friedrich Büsching (1724-93). Geografo, storico e pubblicista, fu il direttore del periodico "Wöchentliche Nachrichten". [N.d.T.]

[18] «Troppo tardi divengono sapienti i Troiani» (proverbio latino). Da Cicerone, Epistolae familiares, VII, 16. [N.d.T.]

[19] I. Kant, Scritti di storia, politica e diritto, a cura di F. Gonnelli, Roma-Bari, Laterza 1995.

[20] Si vedano, oltre alla citata traduzione di Gonnelli, le traduzioni di Venturelli e di Poma (I. Kant, Il conflitto delle facoltà, a cura di D. Venturelli, Brescia, Morcelliana 1994; I. Kant, Il conflitto delle Facoltà tr. it. di A. Poma, in Scritti di filosofia della religione, a cura di G. Riconda, Milano, Mursia 1989).

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